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Bruno Giacomelli e il ‘no’ a Enzo Ferrari

Bruno Giacomelli ci ha onorato della sua presenza durante MegaMonza 2017, intrattenendoci con i racconti di una vita da pilota: il mondo, visto dall’abitacolo di un’automobile che fila a 350 all’ora sul rettilineo di Hunaudières, è diverso da quello che vediamo noi fermi ad un semaforo alle sette e mezza del mattino.

Bruno non è nato con il cucchiaio d’argento in mano, ‘silver spoon in hand’ come cantavano i Creedence Clearwater Revival in Fortunate Son: tutto quello che ha realizzato è stato frutto del suo talento e di una grande determinazione.

Lavorai con Bruno nel 1990, quando sostituì Gary Brabham alla guida della Life F1 dopo i due Gran Premi di Brasile e Argentina. Credo che Bruno Giacomelli sarebbe stato un buon insegnante, se per caso non avesse fatto il pilota.

Nonostante le frustrazioni e le difficoltà incontrate durante la stagione 1990, Bruno non ci fece mai mancare il suo appoggio ed il suo impegno. Non mi aveva però ancora raccontato di quando disse no ad Enzo Ferrari.

Il Gran Premio di Monaco di F3

Il Gran Premio di Monaco di F.3 era un vero e proprio Campionato del Mondo: Stirling Moss, Jackie Stewart, Henry Pescarolo, Alan Prost, Ronnie Peterson, Patrick Depailler, Elio de Angelis, Pironi, Baldi, Capelli, Werner…: praticamente tutti i vincitori, almeno fino agli ultimi anni, hanno poi scritto pagine importanti della storia dello sport automobilistico.

Nel 1976, a ventiquattro anni, Bruno Giacomelli vinse il GP di Monaco F3, restando in testa per tutta la gara, guidando una March 763. Il dettaglio è importante.

Fiamma Breschi

Era stata la compagna di Luigi Musso, il grande pilota che morì a Reims nel 1958. Sulla relazione, rimasta platonica, di Ferrari con Fiamma Breschi si è scritto molto. Quando Breschi morì, sul Corriere apparve questo necrologio: «L’ ingegnere Mauro Forghieri e Gaetano Passarelli con dolore partecipano alla scomparsa della signora Fiamma Breschi, ricordando con tristezza e rammarico quando le gare si vivevano e vincevano con grande spensieratezza e allegria e con la presenza ai box di signore bellissime».

La signora Breschi era l’inviata di Ferrari alle corse. Scrive Forghieri: «Ferrari aveva sempre bisogno di controllare tutto e lei era una donna piacevole, abile nel parlare e nel fare»aggiungendo poi «Capace di convincerlo a presentare la prima Ferrari gialla, una 275 GTB 4 del 1966»

Bruno Giacomelli venne avvicinato da Fiamma Breschi dopo la vittoria in F3 a Monaco del 1976: il lunedì successivo avrebbe incontrato Enzo Ferrari a Maranello.

La Baia del Re

L’incontro avvenne alla Baia del Re, ristorante fuori l’Autostrada del Sole, a Modena sud: Ferrari, Breschi, la di lei madre, e Giacomelli. Durante la colazione, Ferrari e le signore Breschi non parlarono della gara di Monaco, e Bruno restò ad ascoltare in silenzio. Fu solo al termine che Ferrari rivelò il motivo dell’incontro: dopo averne a lungo elogiato la pulizia di guida, gli disse che stava cercando un pilota per sostituire Clay Regazzoni, e che quel pilota avrebbe dovuto essere proprio Giacomelli.

Come ricordavo prima, Bruno aveva vinto a Monaco guidando una March. Nel tempo intercorso fra le qualifiche e la gara, Max Mosley,  l’avvocato inglese socio di Robin Herd nel capitale di March Engineering, intuendo le potenzialità del pilota di Brescia, gli aveva proposto un contratto per il Team March di F1, suggellato dalla firma e dalla consegna di cinquemila franchi francesi: una bella cifra, per un giovane pilota che aveva anche dormito nei garage pur di riuscire a correre.

Bruno Giacomelli, quindi, non era libero di firmare per la Scuderia. Ferrari peraltro non era certo uso ad arrendersi facilmente e mise il proprio avvocato a disposizione di Bruno pur di liberarlo dal contratto precedentemente firmato con il team inglese.

Si trattava a quel punto di recedere dal contratto firmato con March: in un incontro successivo, Bruno tentò di spiegare a Max Mosley come al momento della firma non avesse inteso bene, vista la scarsa conoscenza dell’inglese, che cosa avesse realmente firmato. A Mosley, che di certo non era un ingenuo, non occorse molto per capire come il motivo dovesse essere ben altro: quando Bruno gli raccontò dell’offerta di Ferrari, Mosley alzò le mani, stracciò il contratto, e non chiese indietro quanto anticipato. Chapeau.

Una brutta sorpresa

Non è difficile immaginare cosa possa aver sognato un pilota di ventiquattro anni che ha vinto il GP di Monaco di F3, come, tanto citarne un paio, Stewart e Prost, a cui Enzo Ferrari ha offerto di diventare pilota ufficiale di F1 sostituendo Clay Regazzoni, e che ha, per questo motivo, rinunciato ad un contratto firmato per correre in Formula 1 con March.

Accadde però che purtroppo,  durante il successivo incontro, Ferrari iniziò a tergiversare proponendo a Giacomelli una stagione in Formula 2 con il motore Dino invece della Formula 1:  Bruno rifiutò.

La storia della chiamata dell’Alfa Romeo, ed il seguito della carriera di Bruno sono noti. Giacomelli rimane, ad oggi, il pilota che ha disputato più GP al volante di un’Alfa Romeo. Peccato che una bobina lo abbia tradito a Watkins Glen, perché una vittoria in F1 sarebbe stata il giusto coronamento della splendida carriera di Bruno Giacomelli.

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