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Imprinting

Il nome ‘Cronache Mauriziane’ fa riferimento alle ‘Cronache Marziane’, o ‘Martian Chronicles’, raccolta di racconti scritti da Ray Bradbury, che hanno come sfondo la vita e l’esplorazione di Marte da parte dei coloni terrestri. Bradbury, autore fra l’altro di ‘Fahrenheit 451’, non deve essere considerato solo autore ‘di genere’: piuttosto, la fantascienza gli serve come canovaccio per raccontare storie universali. Incominciai a leggerne le opere ai tempi delle scuole medie, e non ho ancora smesso.

Le Cronache Mauriziane avranno cadenza all’incirca mensile. Buona lettura.

Siamo quello che ricordiamo

La fine degli anni ’60 coincise con l’arrivo della pista Policar nella mia casa. Ricordo che, prima, ero stato il fortunato possessore di due auto filoguidate: neanche a dirlo, una Ferrari P4 e una Chaparral 2F, recapitatemi fra il 24 e il 25 dicembre da un omone vestito di rosso e con la barba bianca. Sul ruolo che avrebbe avuto la Policar nel seguito della mia vita non mi soffermo ora, ma sia la Ferrari che la Chaparral la loro influenza l’hanno avuta, eccome. Se mi chiedeste oggi quali sono le auto che preferisco della storia del motorsport, metterei al primo posto la Chaparral 2J, poi la Ferrari P4, la Chaparral 2F, la Tyrrel P34. Alla Ferrari ho passato quattro anni molto belli, e per quanto riguarda Chaparral ho avuto l’onore di conoscere Jim Hall, e sedermi al volante della 2J, anche se ovviamente spenta.

Ecco l’imprinting al lavoro: ti fanno vedere una macchina bianca con un alettone rosso e tu la segui come un papero segue la mamma, per tutta la vita. Per mia fortuna: se invece della Chaparral avessi seguito l’omone bianco e rosso la mia vita sarebbe stata del tutto diversa.

Astronerd

Passati pochi anni, ancora alle scuole medie, incominciai a leggere avidamente i grandi scrittori della fantascienza: Asimov, Bradbury. Più tardi vennero Clarke e Dick – l’ABbeCeDario della science fiction.

Se avessi seguito quella che sembrava essere la mia naturale inclinazione, non avrei conseguito la laurea in ingegneria e avrei fatto l’astronomo, la professione che, resomi conto che non sarebbe stato possibile diventare un astronauta, (non erano ancora i tempi di Palmisano, Malerba e Cristoforetti), pensavo che avrei fatto da grande.

In realtà l’idea era tale anche alla fine del liceo, ma per una serie di circostanze la mia scelta cadde su ingegneria, e non me ne rammarico. La passione per lo spazio non morì, e in soffitta conservo una bella serie di annate di ‘Sky&Telescope’, che portavo a rilegare religiosamente ogni anno: l’arrivo nella buca delle lettere del nuovo numero era accolto con una certa trepidazione – in pratica la stessa che accompagnava l’arrivo in edicola del nuovo numero di Playboy. Il telescopio era ovviamente il trait d’union fra le due amate riviste.

E’ evidente che procurarsi una rivista di astronomia fosse roba da adolescenti con i brufoli. E’ ovvio: chi non ha provato vergogna all’edicola acquistando una rivista simile? Si entrava dopo essersi accertati che l’edicola fosse vuota, e si iniziava chiedendo se fossero usciti gli ultimi numeri di, nell’ordine, ‘Guerin Sportivo’, ‘Topolino’, ‘Autosprint’, per poi buttare lì con nonchalance ‘è mica uscita “l’Astronomia” per caso’? A questo punto la maggioranza degli edicolanti, esseri dotati di perfidia infinita, del tutto ignari della differenza fra astronomia ed astrologia, e alzando il volume della voce in modo che sentissero tutti in città, rispondeva ‘No, “l’Astronomia” non c’è, però è uscita “Astra”‘. Quindi, per non provare vergogna una volta al mese, e per evitare che l’erudito edicolante ridacchiasse al pensiero di un adolescente che leggeva Sky&Telescope nella penombra della sua stanza, mi ero abbonato e la rivista mi arrivava direttamente a casa dagli USA.

Playboy no, si trovava facilmente, l’edicolante era sempre aggiornato e discreto.  Entrambe le riviste mostravano cose bellissime ed irraggiungibili.

 

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