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La luna negata

La luna negata

Tredici miliardi di anni. Silenziosamente, o meglio con dei gran botti, solo che siccome nello spazio nessuno può sentirti gridare noi non li abbiamo mai sentiti, il cosmo si è evoluto. Per tredici miliardi e passa di anni materia e antimateria si sono scontrate e annichilite, l’idrogeno si è fuso in elio, le supernove hanno sintetizzato gli elementi più pesanti del ferro, molte razze fra cui i Krell di Altair IV si sono estinte, e così via.

Ad un certo punto dell’evoluzione cosmica, su un insignificante pianeta di una insignificante stella di una galassia sperduta in uno dei tanti ammassi di galassie del cosmo, apparve sulla scena un bipede sostanzialmente glabro, che dopo avere provveduto alle necessità primarie, quali ad esempio inventare dei modelli di automobili vincolati ad una pista elettrica, decise che la Terra era diventata stretta e che era ora di mettere piede sulla Luna. Tredici miliardi di anni.

Ricordo molto bene l’eccitazione, le dirette televisive, ed i preparativi per assistere all’evento che avrebbe segnato per sempre la storia dell’umanità: l’universo si era evoluto per miliardi di anni, la vita era germogliata sulla Terra, la nostra specie aveva domato il fuoco, inventato la scrittura, il diritto, innalzato cattedrali, costruito le autopiste ed il reggicalze, e finalmente ci stavamo per staccare dal nostro pianeta (ci riusciva anche Michael Jordan a staccarsi da terra, ma poi atterrava).

Non si può perdere la verginità due volte: c’è un ‘prima’ ed un ‘dopo’, e così sarebbe stato per lo sbarco sulla Luna.

La Luna! Neil Armstrong, ‘Buzz’ Aldrin, Michael Collins. Io ne ricordo ancora i nomi così come ricordo che ero all’Isola d’Elba in vacanza con la mamma e il papà, e che avevamo una gran bella macchina, una ‘BMW 2.8 Si‘ di colore blu. Ricordo che, già allora affascinato dall’astronomia e felice possessore di un piccolo cannocchiale, aspettavo di vedere, in diretta TV, l’allunaggio. Tutto era pronto, anche Tito Stagno e Ruggero Orlando che ci parlava da Qui New York.

Ha toccato?

A trecentottantacinquemila chilometri di distanza il LEM orbitava intorno alla Luna e Armstrong e Aldrin si separavano dal modulo di comando iniziando la discesa, mentre sulla Terra una giovane coppia di genitori mandava a dormire il proprio figlio promettendogli di svegliarlo quando fosse stata ora.

A dormire. Perché nel momento in cui la specie umana mette piede sulla Luna per la prima volta, è importante che il pargolo dorma. Perché si deve dormire. Così come si doveva attendere tre ore dopo il pasto per non farsi venire la congestione, che vallo tu a spiegare ai bambini tedeschi che entravano in mare subito dopo avere mangiato, che non ne ho mai visto uno sentirsi male.

E così, mi svegliai al mattino che la Luna era stata conquistata, Neil Armstrong aveva fatto un piccolo passo, e la razza umana aveva compiuto un balzo formidabile. Mentre io dormivo.

“Tanto lo potrai rivedere in registrata!”. Come no: la stessa differenza che c’è fra fare l’amore per la prima volta con la ragazza dei tuoi sogni, e sentirti invece raccontare com’è stato bello da un tuo amico il giorno dopo, che mentre tu dormivi lui non dormiva certo e te l’aveva portata via.

Fu anche per questo che dopo circa quarant’anni, quando ebbi l’occasione di andare in Texas ad incontrare un dio del mio personalissimo Pantheon, Jim Hall, portai con me mio figlio, e lo tenni ben sveglio. La Luna era stata una severa maestra.

Biografia di Neil Armstrong firmata da Tito Stagno.

PS: incontrai Tito Stagno ad una conferenza un paio d’anni fa. Gli feci firmare il numero commemorativo su Neil Armstrong di Life Magazine, che avevo portato con me.

 

 

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