La grande Ghianda (fine)

«E’ da togliere, ma è messo molto male, non sarà una passeggiata. Prendiamo un appuntamento per il 16 giugno».

Quando il dentista parla così del tuo dente del giudizio, va a finire come quando Clint Eastwood chiede di fare le scuse al suo mulo. Neppure al mio dente piaceva la gente che ride: aveva l’impressione che si ridesse di lui.

Advanced Risc Machines

Riassunto della prima parte: mi trovavo a Birmingham, in missione per la ditta per cui lavoravo, ad una serie di conferenze. Robin Saxby, CEO della neonata ARM, spin-off di Acorn, la mia amata Acorn, era uno degli speaker.

Il mio diabolico piano prevedeva di avvicinarlo dopo la conferenza ed esporgli le mie idee circa gli sviluppi possibili dei microprocessori ARM, applicati alle automobili. Così fu: Saxby mi ascoltò e in persona mi invitò a Cambridge, nella sede ARM, a esporre le mie idee agli ingegneri.

In altre parole, immaginate che il Chief Operating Officer della neonata Intel mi avesse invitato per spiegare ai progettisti, fra cui ci sarebbe potuto essere il giovane Federico Faggin, alcune possibili applicazioni dei loro prodotti: io ero lì che illustravo le mie idee e gli ingegneri prendevano appunti.

Dopo l’incontro, tornai a in Italia. Non avevo chiesto di essere assunto.

possa il rimpianto il sonno tormentare / dell’uomo vile che per la sua ghianda / l’amor si vergognò di dichiarare

Come Wile E. Coyote: un piano perfetto, un tempismo pessimo. Il resto, cioè la caduta nel canyon, il masso in testa e il camion della ACME sarebbero arrivati dopo un po’.

La storia di Sir Robin Saxby che crea un colosso mondiale dei microprocessori partendo con dodici ingegneri è diventata leggenda.

Come e perché ARM sia arrivata ad essere un gigante lo potete trovare in questo articolo che ne racconta la storia: come ARM ha conquistato il mondo. Posso dire, e i miei amici ingegneri mi saranno testimoni, che io l’avevo detto fin dall’inizio. Magra consolazione.

Nel 2016, venticinque anni dopo la mia visita, la ARM fondata da Sir Robin Saxby è stata acquistata da un fondo privato per 26 miliardi di sterline e tolta dal listino della Borsa di Londra.

In molte, forse tutte le automobili di oggi, c’è un processore prodotto sotto licenza ARM. Nelle vostre tasche c’è un cellulare il cui ‘core’ è stato fatto grazie ad una licenza ARM.

La piccola ghianda, la mia amata Acorn, ha davvero conquistato il mondo. La storia mi ha dato ragione: la Acorn Risc Machine era l’architettura del futuro.

Usenet news

Come ho raccontato nella prima parte, qualche mese dopo  lasciai la ditta di Reggio Emilia e incominciai a lavorare in Weber-Marelli, come progettista software per le centraline di iniezione e accensione.

A quei tempi Internet come la conosciamo oggi non c’era. I telefoni avevano il disco combinatore ed esistevano ancora sia i gettoni telefonici che i gettoni d’oro dei concorsi a premi in TV. Dal punto di vista informatico era la preistoria, ed infatti i dinosauri  si sarebbero estinti poco dopo.

Esistevano già le email ma soprattutto erano usate le ‘Usenet news‘, gruppi pubblici di discussione a tema: gli antenati dei moderni gruppi Facebook. Queste ‘News’, come e anche più di Facebook, erano comunque leggibili da chiunque fosse collegato alla rete.

A differenza di Facebook, le Usenet News raramente erano ‘fake’: anzi, esisteva una cosa chiamata ‘netiquette‘, l’insieme di regole di buona condotta a cui gli utenti si dovevano conformare. A quei tempi Steven Spielberg non avrebbe potuto uccidere il Triceratops.

Gli utenti Acorn, raminghi irriducibili che si opponevano ai troll e agli orchi di Mordorsoft, pedine del tiranno Bill Sauron, discutevano tramite le Usenet News in gruppi dai nomi elfici quali comp.sys.acorn.apps o comp.sys.acorn. Io, naturalmente, ero un rispettabile membro partecipante.

Era un mondo creato da nerd per altri nerd e a nessuno, mai, veniva in mente che potessero esistere gruppi chiamati alt.binaries.porn.

Ci eravamo illusi che Internet avrebbe diffuso informazione e cultura. Non avevamo capito in tempo che le orde dei Troll avrebbero prevalso:

Il ritorno dell’ARM

In Weber-Marelli avevo portato un acquario con alcuni pesci rossi, una cosa inaudita. I sorveglianti, gente colta, di notte ci gettavano dentro le cicche delle sigarette, invidiosi del cervello o del pene dei miei carassi dorati.

Il mio amico Flavio, a cui la mia ossessione Acorn-centrica aveva causato una precoce calvizie, appoggiò un pacco di fogli sulla mia scrivania, di fianco all’acquario: «Toh! Guarda qui cos’hanno annunciato la Texas Instruments e la “tua” ARM!».

Incredibile: I fogli, nel tipico stile degli annunci di partnership commerciale, mostravano nei dettagli una nuova architettura ARM, chiamata ‘Thumb’ (pollice) ARM70DT: Texas Instruments, un colosso mondiale dei semiconduttori, avrebbe realizzato in partnership con ARM alcuni microprocessori dedicati al settore automobilistico. La mia visione stava per trasformarsi in realtà.

Era il 10 giugno 1994: entusiasta e stupefatto come Alice nel Paese delle Meraviglie, descrissi nel gruppo di discussione Usenet “comp.sys.acorn” la nuova architettura (la rete conserva meglio del freezer e il link vi porterà al mio scritto originario). Dettagliai tutto, ma proprio tutto quanto era riportato dalle brochures e chiesi spiegazioni a chi ne sapesse di più. Non ricevetti, stranamente, che poche e vaghe risposte.

La cosa andò avanti pacificamente online per qualche giorno: a quei tempi internet era un luogo poco frequentato. Fu solo dopo una settimana che un altro membro del forum domandò dove avessi ricevuto le notizie che avevo pubblicato, dato che in ARM non ne sapevano nulla o che perlomeno la cosa non era ufficiale. Strano, pensai. Mi premurai di ribadire, in rete, che tutto quello che avevo scritto era stato ricevuto, nero su bianco, da Texas Instruments.

Spensi la mia workstation, salutai i colleghi e li informai che al pomeriggio ed anche il giorno dopo non sarei andato al lavoro per via del dentista.

Il giorno del giudizio

Erano passate già due ore dall’inizio dell’estrazione del mio dente del giudizio: a causa del prolungarsi della mia operazione, il dentista aveva dovuto disdire tutti gli altri appuntamenti del pomeriggio.

Una giovane ragazza lo assisteva. Durante una pausa del lavoro, guardò la mia bocca e con accento bolognese esclamò: «Ehhh guarda, mo lo sh-a che l’abbiamo proprio sh-quarciata?” Fu, credo, il suo ultimo giorno di lavoro come assistente di un dentista.

Come Dio volle, il mio personalissimo giorno del giudizio ebbe termine e tornai a casa con una borsa del ghiaccio sulla guancia.

Il giorno del Giudizio

Il giorno seguente, la voce di Flavio, al telefono, era sinceramente allarmata: «Maurizio, sta succedendo il finimondo. C’è stata una fuga di notizie che riguarda  Texas Instruments e ARM. SGS Thomson, che stava trattando con ARM per dispositivi analoghi, sta minacciando azioni legali».

Mi ci volle ben poco per capire cosa era accaduto: i documenti che avevo pubblicato in rete erano, ovviamente, riservati. Era una situazione piuttosto grave: da un lato Texas Instruments , dall’altro SGS Thomson, in mezzo, potenzialmente, io.

Fu così che con la guancia che sembrava la luna piena saltai sul treno e salii sul motorino Peugeot 103 che parcheggiavo in stazione a Bologna. Arrivai in ufficio, come un condannato al patibolo: bisognava metterci una pezza che tenesse almeno un po’, ammesso che fosse possibile.

Come Fantozzi che esce dalla polenta, decisi di dichiarare urbi et orbi che si era trattato di uno scherzo: APOLOGIES – ARM70DT WAS A JOKE (ON ME) 🙁 (Scusate, ARM70DT era uno scherzo – fatto a me).

Non fu tanto questa penosa scusa, per quanto scritta ragionevolmente bene, a salvarmi il fondoschiena e la testa. Il rappresentante commerciale Texas Instruments che ci aveva passato le informazioni si assunse, correttamente, la responsabilità dell’incidente: nulla, nel materiale che ci era stato presentato, faceva pensare che il dispositivo ARM-Texas Instruments fosse ancora coperto da segreto industriale.

Purtroppo, sulla sua strada, il marketing Texas Instruments aveva trovato un giovane sprovveduto ingegnere che, con fervore zelota, aveva trasformato in catastrofe quella che era una semplice omissione : ‘confidential’.

De stupiditate

Carlo Maria Cipolla ha descritto le leggi universali che la regolano.

Mi permetto di aggiungere che non è necessario essere genuinamente stupidi per compiere azioni di una stupidità devastante: basta attendere l’occasione propizia. Una specie che ha sviluppato le armi atomiche e le ha rivolte verso di sé è evidentemente dotata di un talento straordinario per la stupidità. La natura ha fatto, in questo, un piccolo capolavoro. Il giacimento della stupidità è profondo e tutti, anche senza un addestramento specifico, possono attingervi per ottenere risultati clamorosi.

Non rammaricatevi se non vi sentite stupidi e se, anzi, pensate che la stupidità sia un dono che tocca solo gli altri: gioite anzi, perché prima o poi avrete anche voi l’occasione di eccellere: se, come vi ho raccontato, io ho raggiunto un risultato di rilievo mondiale senza grandi sforzi, forse potrete farcela anche voi.

Autore dell'articolo: Maurizio Ferrari

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