La Strega del mare

Onore al Campione

Quando riesco cerco di mettermi avanti con la stesura delle Cronache. Dietro ogni racconto c’è parecchio lavoro di scrittura: non ho mai tenuto il conto delle ore, ma ce ne vogliono tante. Così, per una volta che ero quasi pronto in anticipo, mi accorgo che pubblicare una Cronaca ad argomento ‘il Natale’ a fine agosto non sarebbe stato un granché. Sono assalito dai dubbi, non so cosa fare, quando senza preavviso muore Gimondi.

No, proprio non si può, bisogna raccontare qualcosa che parli dell’estate, perché Gimondi era la mia biglia preferita. So di non essere il primo a dirlo e non pretendo di essere originale, ma evidentemente la bolla di plastica con la scritta ‘Gimondi, Italia’ era entrata nel cuore di tanti altri bambini. Lo avevo visto vincere il mondiale davanti a Merckx, guardando la tele in bianco e nero assieme a mio nonno, che Merckx era favorito anche a bocce. Gimondi, che quando era anziano, tutte le volte che parlava sapevi già che avrebbe detto qualcosa che valeva la pena ascoltare. Gimondi, che aveva vinto tutto ma, tranne il Giro che vinse in tre occasioni, solo una volta perché c’era Merckx. Gimondi, che Merckx rispettava al punto di arrivare alla fine del Giro del 1976 solo in omaggio al rivale italiano.

Stessa spiaggia, non cambiare

Luglio, come ogni mese, portava la sua pena: a maggio c’è l’asma, a giugno le imposte, a luglio c’era la trasferta al mare a casa della suocera, con moglie e figli piccoli.

Non è che io non amassi il mare: è andarci che non mi piaceva, e non parlo del viaggio. Anzi: la macchina è un bel posto per parlare, Olivia guida bene, e durante il tragitto facevamo tappa a Fiumaretta da una cara amica, Justine, che era sempre bello vedere. Insomma: il viaggio da Reggio ad Ansedonia era piacevole. Il problema nasceva quando, giunti a destinazione, ogni giorno si andava al mare.

Già il nome della spiaggia era un programma: “La Strega”, per cui la partenza suonava minacciosamente come “andiamo dalla Strega”. In macchina prendevano posto i due genitori, la suocera, i pargoli, povere creature incolpevoli. La carovana si metteva in moto puntualmente all’ora migliore per andare in spiaggia con i bambini: le undici del mattino, mentre il sole perfidamente si avvicinava allo Zenit.

Il parcheggio era lungo una strada secondaria, polverosa come in un film di Sergio Leone. Dopo avere pagato il parcheggiatore, economico e onesto come Tuco di ‘Il Buono, il Brutto, il Cattivo‘ , davanti a noi si stendeva il deserto di Sonoma: trecento metri di dune che, percorsi a velocità di dromedario zoppo, conducevano alla spiaggia della Strega: una spiaggia di sabbia nera. Alle undici e mezzo del mattino di luglio. Sabbia, nera: la Strega e la sua fornace, il Crematorium delle Cronache di Riddick.

Per il periodo della villeggiatura veniva preso in affitto un ombrellone, due sedie, un lettino: il kit standard dei bagni di riviera. Alla suocera e alla moglie, com’è normale, spettavano le sedie, ai bambini il lettino, a me un riquadro di due spanne per due nello spazio residuo fra il palo dell’ombrellone ed i piedi del lettino. Fra noi, in seconda fila, ed il mare c’era un altro ombrellone in cui ombreggiava l’ex Presidente del Consiglio dei Ministri, ex Ministro del Tesoro, ex Ministro dell’Interno, ex tante altre cose, on. Giuliano Amato. Ero circondato da moglie, figli, e Giuliano Amato: in pratica, tutte le persone che avevano potestà sul mio conto in banca. Considerando anche la suocera, il potere assoluto era ovunque intorno a me.

O Pescecane, portami via…

La sabbia: come un mostro alieno, la perfida sabbia è ovunque. L’insidiosa sabbia esiste in due soli stati fisici: colloidale, che è quella che ti si attacca addosso appena ti siedi, e allo stato liquido, che è la temperatura di fusione del vetro che la maledetta sabbia nera raggiunge nel momento esatto in cui decidi che, per non restare anchilosato a vita, devi lasciare lo spazio quaranta per quaranta per quaranta (lunghezza per larghezza per gradi centigradi) ed entrare in acqua, percorrendo la distanza fra ombrellone e battigia alla massima velocità. In mare, speravo, sarei stato salvo, se solo uno squalo pietoso mi avesse mangiato mettendo fine alla sofferenza quotidiana.

In realtà, il rischio maggiore era quello di essere punto da una tracina o da una medusa. Rassegnato al fatto che nessun pescecane avesse avuto pietà di me, ritornavo verso l’ombrellone camminando con il passo del fachiro sui carboni ardenti e una tragica certezza: l’apertura della borsa termica avrebbe decretato l’inizio del pranzo.

La sabbia ha un’altra diabolica proprietà: è magnetica, fortemente attratta dalla focaccia del mezzogiorno. Come la limatura di ferro è attirata da una un magnete, la sabbia disegna linee misteriose sul prosciutto e si deposita secondo le leggi della fisica sulle marezzature del grasso. L’eterno obbedire della fisica sabbiosa alle leggi del cosmo era testimoniato dall’allegro ‘cric cric’ della sabbia che, mescolata al prosciutto, smerigliava finemente i molari.

Lo scoccare delle due e trenta del pomeriggio segnava l’ora del ritorno. Il nostro gruppo Tuareg si rimetteva in viaggio lungo il deserto, dopo aver caricato per bene la bestia da soma. Un carico leggero, tutto sommato, dato che focaccia, prosciutto e mozzarelle erano state equamente suddivise e mangiate.

Resistetti pochi weekend. Per qualche anno gli impegni di lavoro, le code sull’autostrada, gli scioperi ferroviari, l’invasione di cavallette ed il terremoto mi hanno costretto a casa con mio grande rammarico.

Poi, senza che ci accorgessimo della velocità spaventosa con cui è accaduto, il mondo è cambiato: i passeggini riposano in cantina, la suocera è diventata fragile, con l’arrivo dell’alta velocità e della variante di valico sono tornato a passare qualche fine settimana al mare. Alle sei del pomeriggio, in bicicletta in pineta, o in spiaggia con Olivia, sono felice che nessuno squalo mi abbia mangiato.

Focaccia per i miei denti

«Lei digrigna i denti di notte?», mi chiese il dentista. «Apra ancora la bocca, ecco… mmmh» «No ooddeehh io shaiia» (chiudo la bocca) «No Dottore, che io sappia»  «Dev’essere stata la spiaggia, allora. Se ci torna, faccia attenzione alla focaccia con prosciutto. Un mio cliente ci si è rovinato tutti i denti.»

Autore dell'articolo: Maurizio Ferrari

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