Osteria del Cacciatore

Paraponzi ponzi po

La strada che sale da Albinea a Regnano è un classico della collina reggiana. Tratti veloci si alternano a curve a raggio variabile, tornanti e qualche saliscendi. Con l’auto giusta è puro piacere di guida. In breve tempo ci si lascia la pianura alle spalle e si arriva sul crinale fra due colline, attraversando la tenuta del Cavazzone, ex proprietà del Barone Franchetti che fu uno degli uomini più ricchi d’Italia: una specie di Marchese di Carabas i cui territori si stendevano attraverso tutta l’Emilia.  Curva dopo curva la strada, prima di salire verso i centri abitati della montagna, allunga il collo fino a Regnano, dove si trova una delle trattorie più note della nostra collina: l’Osteria di Cà Bertacchi, detta ‘del Cacciatore’.

Lea era quel tipo di donna che non passava inosservato. I capelli neri e lisci, raccolti in una coda di cavallo, scoprivano un viso luminoso che due zigomi alti, occhi verdi e labbra floride rendevano particolarmente sexy. Dal collo in giù, il Dio creatore della bellezza era stato ugualmente generoso. Nulla era stato risparmiato: dal basso della pianura, lunghi tratti rettilinei si elevavano fino ai rotondi contrafforti di mezza via, lì dove le prime curve conducevano a dossi e saliscendi che culminavano in due tornanti altamente panoramici. In termini automobilistici, come direbbe Andrea Mingardi, la ragazza era ‘una gnocca Abarth’.

L’avevo corteggiata anch’io, per un breve periodo, senza alcun risultato degno di nota, e ci avevo messo presto una pietra sopra. Del resto, dopo qualche tempo avrei ripreso ad uscire con Olivia: parafrasando il commendator Dall’Ara, per me lei era senz’altro “l’unica donna che valesse la pena di sposare”.

C’è il cinghiale a tutte le ore

Paraponzi ponzi po.

Quella del “Cacciatore” era una trattoria contadina. Regnano è in campagna e all’osteria di Ca’ Bertacchi andavano uomini di mezza costa, quelli che scesi dal trattore si esprimono in un dialetto che già si distingue da quello del piano, oppure cittadini che volevano mangiare il cinghiale e “il” gnocco fritto col salame. Alla sala ristorante si accedeva tramite il bar, un bancone degli anni ’70 di fronte al quale, sui tavoli di formica ciascuno con quattro sedie dai piedi di metallo, i contadini giocavano a carte nelle sere d’estate, davanti alla bottiglia del Lambruscone busone, come lo chiamava Gianni Brera. Ora che il cibo si chiama food anche le Osterie, come le cinghiale, non sono più quelle di una volta.

Olivia arrivò a Reggio sulla Fiat Tipo di papà Angelo. Erano molti anni che non veniva a casa mia, scese dalla macchina e ai miei occhi pareva Audrey Hepburn in Vacanze Romane. Ovviamente era un’illusione: la Vespa di Gregory Peck era molto meglio della Tipo verde bottiglia. Nonostante fosse tornata a trovarmi a Reggio, Olivia aveva ancora qualche riserva sulla nostra relazione e per questo avevo un piano astuto: lungo la strada che porta a Regnano e all’osteria del Cacciatore, ma qualche chilometro prima, un tale signor Bottazzi aveva trasformato la propria elegantissima villa in un ristorante di alto livello chiamato, evidentemente, Ca’ Bottazzi.

Mica un’osteria di collina come Cà Bertacchi: una casa privata, con lampadari di cristallo a goccia, pochi tavoli, servizio accurato, l’ambiente perfetto per incominciare bene una serata da concludere romanticamente. La cena a Ca’ Bottazzi ed il dopocena furono un successo, e da lì ad un anno Olivia ed io ci saremmo sposati.

I villani di Regnano fanno un sogno strano strano

Charlie è sempre stato un signore. Come altro chiamare un amico che ti informa in anticipo che, visto che per te non c’era stata trippa per gatti, sarebbe uscito lui con la ragazza che in passato ti aveva fatto girare la testa? Chapeau, dico: non è da tutti. Fu così che, dopo avermi informato, mi chiese dove fossi andato a cena con Olivia.

Charlie mi avrebbe richiamato il mattino dopo, inaspettatamente, per raccontarmi la sua storia.

Faceva un caldo schifoso quando Charlie e Lea uscirono per andare a cena. L’umidità reggiana di luglio ti si appiccica addosso come cera fusa, nelle sere in cui le zanzare si scatenano come piccoli Dracula. D’estate ci si veste leggeri e ad una bella donna nulla sta meglio di nulla: Lea lo sapeva. Abbronzata, il vestito bianco lungo appena sotto il sedere e generosamente scollato, scese con Charlie dalla macchina ed entrarono nel ristorante.

I villici reggiani si difendono dal caldo in molte maniere. Una delle più efficienti è quella di scoprire la pancia arrotolando la canottiera color carne fino al petto, perché la superficie del ventre, dalla forma di un cocomero inghiottito intero, permette un migliore scambio termico. Si tratta di una specie di radiatore naturale, insomma: più pancia, più superficie, miglior raffreddamento. Ci si possono anche appoggiare sopra le carte da gioco.

I giocatori di briscola di Ca’ Bottazzi, in tenuta da caldo torrido con la bella maglia della salute arrotolata al petto, avevano finito la prima bottiglia di lambrusco da un po’. Le carte in mano, la pancia in bella vista, forse aspettavano la seconda bottiglia, che fosse un po’ più fresca dei resti della prima e portasse un po’ di refrigerio.

Lea e Charlie entrarono nel ristorante che gli avevo suggerito. Clamorosamente, innocentemente, avevo confuso Cà Bottazzi e Cà Bertacchi, e li avevo mandati al posto sbagliato.

Davanti al banco del bar, seduti al tavolo di formica, i giocatori di briscola abbassarono le carte e gli occhiali. Una canottiera fu srotolata pudicamente a coprire un ombelico dalla pelle lucida. Un avventore chiese un po’ di ghiaccio per il lambrusco. L’umidità di luglio, nell’aria già satura oltre il punto di rugiada, si depositò sulle fronti accaldate. Se fosse calura, o sudore improvviso da sogno umido di una notte di mezza estate, non è dato sapere.

Charlie ed Lea attraversarono il bar divenuto silenzioso ed entrarono nella sala ristorante. Li attendeva una raffinata cena a base di cinghiale.

Daghe da ber biondina, daghe da ber biondàaa.

 

Autore dell'articolo: Maurizio Ferrari

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