Paziente Zero

E’ il 18 gennaio 2020 e sto rientrando dalla Cina. Non mi era mai capitato di vedere Dongguan svuotarsi: il capodanno cinese sta incominciando e mi lascio alle spalle una città in cui i negozi, i ristoranti, le vie brulicanti di vita sono quasi deserte. Un’ultima visita ai fornitori, qualche treno veloce, Hong Kong, l’aereo e finalmente casa. Sono vent’anni che percorro questa strada; ogni volta che torno in Italia è ‘finalmente a casa’, ogni volta che torno a Hong Kong è “finalmente a Hong Kong” ma, man mano che passano gli anni, quando viaggio verso il Celeste Impero è “finalmente Cina”: qui ormai ho qualche amico.

Lascio l’aeroporto di Bologna e salgo sul treno per Reggio. Compongo un numero, il telefono suona e infine il mio amico risponde. «Ehilà Mauri!» «Ciao, come state?» «Benissimo, voi?» «Bene, bene. Senti, sono di rientro dalla Cina, Olivia è da sua madre e io sono da solo questa sera. Volete che ci vediamo per cena?». Silenzio, poi «No, abbiamo un impegno e siamo fuori a cena con …» «Allora nel pomeriggio potrei venire da voi a vedere …» «No, proprio oggi non riusciamo». «Va bene, alla prossima». Un po’ di riposo di rientro dal viaggio non mi può far male, però… che strano, penso fra me e me.

Oggi è il 29 febbraio e, proprio mentre scrivo, la famosa virologa Iva Zanicchi ci sta spiegando in televisione l’andamento della curva epidemica del Covid-19.

L’inverno del 1977

Era stato un inverno impegnativo, come già quello precedente e come sarebbe stato anche il successivo, e qualche soddisfazione era arrivata, classificandomi nei primi quindici nello slalom speciale dei Campionati Italiani Juniores di Sansicario. Se la memoria non mi inganna, erano ammessi i nati dal 1959 al 1962 e io, anche se con un distacco non trascurabile e una certa fortuna, ero comunque riuscito ad essere il secondo del mio anno di nascita, preceduto in questa classifica non ufficiale da Ivano Camozzi. Aveva vinto Leonardo David, che sapevamo avrebbe avuto un futuro da grande campione. Da lì a pochi anni, infatti, Leo avrebbe vinto in Coppa del Mondo che non aveva ancora vent’anni, battendo Ingemar Stenmark e Phil Mahre. Non immaginavamo che un destino vigliacco avesse in serbo, per lui, una sorte ben diversa.

Il ritorno a scuola, terminata la stagione delle gare invernali, era sempre difficile. Dopo mesi di assenza, anche se i professori mi lasciavano il tempo di prepararmi prima delle interrogazioni su tutta la parte del programma svolta durante le mie assenze, la mole di lavoro era enorme. La fatica del doppio impegno agonistico e scolastico stava incominciando a lasciare un segno profondo, ma intanto andavo avanti su due fronti.

Il Professor Grazioli era uno degli insegnanti storici del Liceo Scientifico Lazzaro Spallanzani. “Severo ma giusto”, protagonista di un pamphlet cult all’interno della nostra classe, “Cinque ore di Terrore”. Mancava poco tempo alla Pasqua e preparavo la grande interrogazione di italiano su Dante, Petrarca e Boccaccio, e quella di Latino su Cicerone e Cesare. In pratica, tutto lo scibile italico. Il Professor Grazioli aspettava paziente: l’interrogazione era prevista dopo le vacanze di Pasqua. Trascorsi i giorni di vacanza a casa di un amico i cui genitori gestivano un ristorante con bar: anch’io passai qualche ora a lavare le tazze e a servire i caffé ai clienti. Tornammo a scuola da lì a poco.

Essere il paziente zero

Iniziò tutto con uno prurito fastidioso intorno all’ombelico. Come avere una mosca che ti gira attorno: prima agiti la mano, poi provi ad eliminarla con più insistenza, poi alla fine la guardi per capire come schiacciarla: quando sollevai la maglia davanti allo specchio, vidi due piccoli punti rossi. Poco dopo i punti erano diventati quattro, poi molti, poi smisi di contarli.

Reagii compostamente, con un dignitoso panico: non sapevo di cosa si trattasse, ma era evidente che avrebbe influito sul mio ritorno a scuola.

Non c’era Internet, per cui non potei precipitarmi su Google per scoprire che avevo preso la malacliptalopterosis. All’epoca non sapevamo che in realtà i virus non causano malattie, come si legge sulla pagina Facebook ‘Vaccini Basta’, quindi mi ammalai. Entro poche ore mi trasformai in Maga Magò.

Ci volle un medico, quel tizio a cui ci si rivolgeva prima di laurearci tutti in medicina su Google, per diagnosticare la varicella, che all’epoca non aveva vaccino.

Ero diventato il paziente zero del Liceo Scientifico Lazzaro Spallanzani e probabilmente del focolaio di varicella ‘Osteria del Tondo’, il ristorante dei genitori del mio amico.

I primi a cadere furono mio padre, che ebbe una varicella piuttosto seria, mio fratello, e l’amico che mi aveva ospitato. Seguirono molti compagni di classe, e infine si scatenò l’epidemia al Liceo. Dopo un po’ mio nonno contrasse il Fuoco di S.Antonio in una forma facciale assai dolorosa che gli procurò fastidio per qualche anno.

Porto in fronte, come molti di noi, i segni della varicella. Un piccolo segno che ricorda il vaiolo al cui confronto la varicella è, per fortuna, solo un benigno parente: sconfitti entrambi, come tante altre malattie, da un vaccino. Il nome deriva proprio dall’aggettivo ‘vaccino’, perché un giorno si scoprì che contrarre il vaiolo bovino rendeva immuni al vaiolo umano. Le cronache del tempo riportano come le popolazioni fossero spesso contrarie alla vaccinazione, nonostante non esistessero ancora i gruppi Facebook e le chat Whatsapp.

Cristofano e la peste

“Una epidemia di peste non costituiva soltanto una tragedia umana; era anche un disastro economico. Mercanti ed artigiani erano i più colpiti non solo per la contrazione del mercato locale ma anche e soprattutto perché i blocchi sanitari paralizzavano comunicazioni e commerci con i mercati esterni”. Carlo Maria Cipolla, Cristofano e la peste, il Mulino: una bella lettura su come eravamo e su come siamo, con la grande differenza che, ora, non siamo più poveri e che il Covid-19 non è la peste nera.

Cosa dice la scienza

Alcuni fatti scientifici che forse ignorate sul Coronavirus Covid-19.

1 – la metà dei decessi è causata dal soffocamento dovuto ad un uso improprio della mascherina, indossata troppo stretta.

2 – le case produttrici di crackers stanno andando a gonfie vele: durante la quarantena, il cracker è l’unico alimento che si può fare passare sotto la porta riducendo così il rischio di contagio.

3 – la cotognata non ha nulla a che vedere con Codogno, ed è un cibo sicuro, anche nel caso che sia prodotta in Cina.

4 – fra gli effetti positivi del virus Covid-19 c’è il calo del numero di tavoli di raccolta firme della Comunità Lautari e dei banchetti dei Testimoni di Geova.

5 – dopo avere abolito la povertà, il Governo potrebbe facilmente sconfiggere la malattia tramite un decreto che la abolisca e, già che c’è, abolisca anche i congiuntivi.

Per curare l’ignoranza, invece, non serve alcun decreto: basta farsi eleggere e voilà! – una zucca diventa una carrozza.

L’area di servizio Somaglia, a pochi chilometri da Codogno, è chiusa. Proseguo verso Milano: mia figlia Claudia si trasferisce a Stoccolma e devo aiutarla per il trasloco. Il nuovo lavoro inizia il 15 marzo, meglio che arrivi in Svezia con due settimane di anticipo, in una sorta di quarantena auto imposta. Passati questi giorni, inizierà a lavorare e credo che sarà felice.

Autore dell'articolo: Maurizio Ferrari

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