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Post Mortem

Davanti a San Pietro

San Pietro è stanco: da quasi duemila anni apre e chiude le porte del Paradiso, e a volte si chiede chi glielo abbia fatto fare. Poi si dà la risposta da solo, e pensa «Ah, già, Lui». Talvolta, ascoltando alcune delle storie che gli vengono presentate, si stupisce di come si possa continuare ad avere fiducia negli uomini, salvo poi ricordarsi che comunque proprio a lui era stato affidato questo compito, nonostante avesse tradito il Signore per tre volte di fila.

Venti secoli di lavoro, ventiquattro ore al giorno per sei giorni alla settimana, che il riposo sabbatico almeno in Cielo veniva ancora rispettato. C’erano giorni in cui pensava alla pensione: il concetto gli era stato spiegato da qualche anima in arrivo dalla Terra, nell’ultimo secolo. San Pietro ne aveva accennato al suo diretto superiore, ma gli era stato risposto che se ne sarebbe parlato solo dopo il Giudizio Universale.

Oggi, poi, gli tocca un caso singolare: un ricorso. Non gli capitava spesso, ma sul suo tavolo si trovava l’appello pendente di un ingegnere, che sosteneva che la sua destinazione finale fosse sbagliata.

«Ci mancava solo di discutere un appello», mormora rassegnato San Pietro, che anche oggi ha un bel po’ di cause da sbrigare, dovendo svolgere il lavoro da solo. Ci aveva provato, nei tempi passati, a farsi affiancare dagli amici più fidati: aveva iniziato chiedendo aiuto a suo fratello, bravo, per carità, ma troppo ansioso di andare a pescare alla fine del turno. Aveva poi preso in prova Tommaso, detto ‘il precisino’, che rimandava le sentenze volendo toccare con mano ogni singola prova, così che i peccati finivano in prescrizione, e infine con Maddalena: la migliore, senza dubbio, ma troppo facile al pianto e all’assoluzione.
Insomma, per fare andare avanti le cose, Pietro aveva deciso di fare da sé. Per fortuna, avendo un’eternità di tempo a disposizione, poteva anche lavorare 48 ore al giorno, amministrando la giustizia divina in modo rapido ed efficace.

L’ingegnere viene trasferito sull’apposita nuvola in attesa del giudizio.

San Pietro, visto da vicino, incute un tremendo rispetto.
«Dunque…» inizia, «da dove incominciamo? Ha almeno un’idea del perché è stato condannato?»
«Mah», risponde il malcapitato, la voce incerta «non proprio. Se è per quei film con Edwige Fenech, non posso negarle di averne visti un paio, ma patire Alvaro Vitali per un’ora e mezzo solo per i trenta secondi di doccia dell’Ubalda, che poi non si vedeva neanche un granché,  mi sembra che sia già stata una punizione severa».
«Eh», dice Pietro «se fosse per quello qui saremmo in quattro gatti, e comunque facciamo entrare spesso anche le attrici».
«Mmmh, da ragazzo sono entrato allo zoo barando sull’età, avevo diciassette anni e ne dichiarai quattordici. Vero che il Signore disse di dare a Cesare quel che è di Cesare, ma essendo Cesare morto da tempo, ho pensato che non fosse più necessario.»
«Ecco», risponde Pietro «veramente questa scusa non l’avevo mai sentita. Comunque, qui abbiamo fatto passare anche un buon numero di ministri delle Finanze, quindi potrei chiudere un occhio, ma il problema non è quello».
«Donne, sì, qualcuna, ma prima di sposarmi, e certamente mi ricordano con piacere.»
«Figuriamoci… Facciamo che lo lasciamo dire a loro quando arriveranno qui, eh?»
«No, meglio di no, facciamo un’altra volta. Forse ho avuto il braccino corto con i poveri, ma insomma che andassero a lavorare come ho lavorato io, invece di elemosinare tutto il giorno, protolemuri fannulloni!»
«Senta», dice Pietro spazientito, «stiamo perdendo tempo. Veniamo al dunque»
«Non mi viene in mente altro.». «Come a molti, del resto», dice Pietro. «Le rinfresco io la memoria: l’Altissimo, benedetto il Nome, è buono come il pane, ma non gli piace per niente chi lo invoca a casaccio. Cosa che, vedo, ha fatto troppo spesso».
«oddio.. non ci avevo pensato. Santo Cielo, è vero: tutte le volte che mi arrivavano i prototipi sbagliati dalla Golden Warrior ho invocato proprio l’Altissimo, benedetto il Nome». L’ingegnere parla con un filo di voce ed abbassa lo sguardo: le cose volgono al peggio.

Ci fu un attimo di silenzio. «La ditta …chi?» chiede Pietro. «Cos’ha detto?».
«Eh, nella vita facevo…» «Lo so benissimo cosa faceva», interrompe Pietro, «mi ripeta il nome. Il nome della ditta!».
«Golden Warrior».
Pietro si alzò. Se prima incuteva rispetto, ora, gli occhi ridotti ad una fessura, appariva gigantesco e tremendo. Si fece un gran silenzio: tacquero persino gli Uccelli del Paradiso.
«Golden Warrior! Golden Warrior! Ancora loro!». «Li conosce?», chiede stupito il tapino. «Come no. Accadde pochi anni fa: avevamo fatto un lavoro stupendo, le ‘Figurine dei Santi’ disegnate da Michelangelo, da lanciare con un meticoloso lavoro di marketing per diffonderle fra i giovani sulla Terra. Sarebbero state un successo editoriale planetario e avrebbero portato alla salvezza molte anime, diversamente destinate a perdersi seguendo su Instagram le foto dei calciatori, delle mogli dei calciatori, o di qualche altra stellina benedetta.»
«Le figurine dei Santi? Non ne ho mai sentito parlare», dice timidamente l’ingegnere. «Eppure mi ricordo quelle di Sailor Moon, di Snoopy…»
«Per forza. All’ultimo momento il Capo vede le bozze di stampa e dice – scusa Pietro, ma le aureole? Mancano le aureole.» «Signore, vedi come abbiamo voluto figurine un po’ più moderne, e poi lo sai che tipo sia Michelangelo, mica è un baciapile… per fare i santini con le aureole sarebbe stato meglio Giotto, che fa dei cerchi perfetti, o il Beato Angelico, e…» «Ah no, fermati, qui decido io: le aureole ci vogliono: sono Santi, Pietro, San-ti, e i Santi hanno l’aureola da che mondo è mondo. Sai quanto il papà ci tenga, alla tradizione: vedi di sistemare questa faccenda».
«San Pietro», dice timidamente l’ingegnere, «sembra una storia già sentita nella mia ditta.»
«Con le bozze già pronte», continua Pietro, «non sapevamo come fare a cambiare il disegno. E poi… si sa come sono gli artisti: tutti primedonne, guai a toccargli l’opera. Figurarsi se potevamo far ritoccare a Giotto i disegni di Michelangelo! Per la fornitura le nostre edizioni si erano rivolte ad un terzista in Cina: già per noi arrivare al di là della Grande Muraglia è difficilissimo, ci mettono i bastoni tra le ruote e per avere il visto ci vuole un mezzo miracolo. Comunque, tramite padre Angelo Ricci, che ha mantenuto numerosi contatti nel Celeste Impero, arriviamo a questa ditta, Golden Warrior, per l’appunto. Fanno tutto loro, dicono: mandateci le bozze, le aureole le conosciamo già e sappiamo come farle, sistemiamo le bozze noi, stampiamo su carta lucida con una bella grammatura pesante. Tranquillo, ‘Meuentii’, davvero per le aureole nessun problema!».
«Coi tempi che si erano ridotti al lumicino, per non perdere la data di lancio della collezione, decidiamo di mandare avanti la produzione senza vedere le bozze revisionate – ci siamo fidati».
«Eh – commenta l’ingegnere, che incomincia a provare una certa compassione per Pietro – è una storia che ho vissuto. Immagino che fosse la prima volta che commissionavate un lavoro del genere».
«Già. Tutto pronto: lancio pubblicitario, il Papa come testimonial, le Figlie di Gesù pronte a distribuire gli album durante le recite natalizie nelle loro scuole, e così via.» «E… quindi?»

La mano di Pietro stringe la grande chiave del Paradiso, fino a diventare bianca. «Neon! Neon tondi!»
Pietro percuote la nuvola con il piede, visibilmente alterato. «Hanno modificato le bozze di Michelangelo mettendo dei neon circolari, come quelli delle cucine degli anni ‘60, sulle teste dei Santi! Altro che aureole: neon circolari bianchi su Sant’Agostino, Santa Chiara, Padre Pio, tutti, capito? NE-ON bianchi sulle teste disegnate da Michelangelo, MI-CHE-LAN-GE-LO!».
Il malcapitato ingegnere, se avesse potuto, avrebbe abbracciato San Pietro.
Pietro tornò a sedersi, lo sguardo avvilito. «Un disastro. Tutta la produzione buttata via, gli spazi pubblicitari pagati per nulla, per non dire della delusione di chi stava aspettando le figurine. Michelangelo fuori di sé, che a momenti tira una martellata sul ginocchio a Mosé, che non c’entrava per niente. La vera tragedia irreparabile per noi, però, è stato l’incremento dei followers di Kim Kardashian su Instagram».
«Quanto a te, caro ingegnere… adesso capisco. Accetterò il tuo ricorso: un esperto di produzione in Cina potrebbe farci comodo, in futuro».

L’ingegnere si prese la testa tra le mani, tirò un sospiro di sollievo, pianse un po’ per l’emozione, si alzò in piedi, ed entrò.

Avrebbe mantenuto per sempre il silenzio su quella volta in cui, tanti anni prima, visitando la ditta Golden Warrior, aveva preso un gesso e disegnato per scherzo un bel cerchio bianco, bianco come un neon, su una foto con la testa di Mao Tse Tung.

pubblicato il 2 novembre 2017, ‘giorno dei morti’ e del mio compleanno.

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