Terra sì, ma piatta!

E’ storicamente probabile che Cristoforo Colombo, il cui vero nome era Cristóbal Colón, sia nato a Savona, nel territorio della Repubblica Marinara di Genova, allora come ora acerrima rivale della Repubblica Marinara di Sampdoria.

Cristoforo Colombo, nonostante i nostri disperati tentativi di rivendicarne l’italianità, fu sempre al servizio della corona di Castiglia. Peccato: se l’America l’avesse scoperta coi soldi dei Genovesi, gli americani censurerebbero ‘Belìn!’ invece di ‘Fu@k!’, i ristoranti messicani servirebbero schiacciata alla ligure piuttosto che burritos, ‘Hasta la vista!’ sarebbe ‘A revéise!’.

Non poteva finire diversamente. ‘Soldi’, ‘prestito’, ‘genovesi’ nella stessa frase è un ossimoro,  un’insuperabile contraddizione in termini: Colombo provò a battere cassa a Genova, ma finì come Paperino che chiede un prestito a zio Paperone.

Te la do io l’America, pelandrone!

Nel nome delle Caravelle

Si narra che le caravelle fossero tre: Nina, Pinta, Santa Maria. A scuola non ce l’hanno mai insegnato, ma il destino delle tre navi più famose della Storia stava già scritto nel nome: Nina, Pinta, Santa Maria: nomen omen.

La ‘Pinta’, come dice il nome stesso, era ovviamente la nave in cui si trasportavano gli alcolici. Anche oggi, nei Paesi anglosassoni, la ‘pinta’ è l’unità minima di misura dei pub, ove ogni cosa è misurata “a pinte”: la superficie («questo pub misura più o meno 120 pinte quadrate»), l’altezza («sarà stato alto si e no 6 pinte») e volume («guarda che due pinte che ha la ragazza al banco»).

Tornando alla Pinta, sulla caravella alcolica si serviva birra in abbondanza per tutti, mentre il rum era riservato agli ufficiali. «Alcol nostromo, del peggiore, purché ce ne sia in abbondanza!». Con quel che si beveva a bordo, è un miracolo che le Caravelle non abbiano toccato terra in Antartide. «Quindici uomini, quindici uomini, e un barile di Rum!».

La Nina. Suona bene e mi ricorda la “Ninetta del Verzeé” di Carlo Porta. Nina, o piuttosto Niña, bambina in spagnolo? Anche qui, il nome rivela il fine: questa caravella era il lupanare dei marinai, il bordello al seguito dei gaglioffi. O come credete che si tenesse buona una ciurma di pendagli da forca, avanzi di galera, ubriachi raccattati per strada la notte e buttati nella sentina di una nave, risvegliati al largo di Palos a secchiate d’acqua gelata, con l’alternativa fra un viaggio allucinante verso le Indie, su un deserto d’acqua salata, e un tuffo in mare? Sesso, alcool, la promessa di mirabolanti ricchezze e altro sesso con le indigene: ecco come. Niente tabacco: l’America ancora non era stata scoperta.

E la Santa Maria? Dopo le notti da ubriachi sulla Pinta e quelle da allupati sulla Nina, era lì che lo spirito trovava conforto e perdono. Così, al seguito della cisterna alcolica e del bordello navigava il confessionale dei maramaldi, la Chiesa fluttuante, rifugio di peccatori pentiti per convenienza: i futuri evangelizzatori del nuovo mondo veleggiavano sulla Santa Maria. Amen.

Rodrigo il marrano

Alzi la mano ora chi ha mai sentito parlare di Rodrigo de Triana. Figlio di un hidalgo, ossia di un nobile spagnolo, Rodrigo era un importante membro della Congregazione dei Terrapiattisti. Questa religione sosteneva già allora che la Terra fosse piatta. Rodrigo, uomo di profonda fede, aveva manifestato fin da piccolo il suo zelo religioso, tanto che nessuno voleva più giocare con lui a calcio: Rodrigo, infatti, ogni volta che riceveva il pallone gli saltava sopra gridando «Vade retro, abominio sferico! Muori, demonio!». Questo comportamento, oltre a procurargli gravi problemi alle caviglie, esasperava i compagni di squadra tanto che Rodrigo, soprannominato “asfaltapalle”, era costretto a ricomprare i palloni rotti.

I genitori ne avevano inizialmente apprezzato l’animo pio. La vita familiare però degenerò al punto che, quando Rodrigo iniziò a pretendere che si mettessero in tavola esclusivamente piadina, schiacciata alla ligure e spianata di ceci, lo cacciarono di casa.

Le difficoltà non piegavano l’animo del giovane De Triana, che trovava conforto nel “credo della Carta Geografica”, il Libro Sacro dei Terrapiattisti che prova fuor d’ogni dubbio che la terra non solo è piatta, ma è anche molto, molto sottile.

Colombo era ovviamente un terratondista: l’idea di raggiungere le Indie veleggiando verso Ovest presumeva che la Terra fosse sferica. Per Rodrigo, naturalmente, la missione di Colombo era un’eresia.

Non è chiaro come De Triana sia riuscito ad arruolarsi, ma pare che all’uopo avesse abiurato il Terrapiattismo, vivendo poi come un marrano a bordo della Pinta. I genitori di Rodrigo festeggiarono la partenza del figlio per le Indie acquistando un chiosco per la rivendita delle angurie, un mappamondo ed un pallone in cuoio.

Terra, terra!

De Triana non si era imbarcato per sabotare la missione, anzi: la fede gli dava la certezza che non avrebbero trovato altro che acqua, acqua, acqua fino al bordo della Terra, per poi precipitare nel vuoto dell’Abisso. Lì, allora, egli avrebbe potuto salvare le anime dei suoi compagni, convincendoli ad abiurare il Terratondismo, convertendosi in extremis alla vera fede del Terrapiattismo. Se anche non fossero riusciti a ritornare e nessun uomo mai avesse cantato la storia di Rodrigo, il suo sacrificio non sarebbe stato vano.

Per un capriccio del destino, il 12 ottobre 1492 Rodrigo de Triana era di vedetta alle luci del giorno nascente e vide, per primo, l’America.

Rodrighia oppure Triania: il Nuovo Mondo si chiamerebbe così se il nostro protagonista non fosse stato un perfetto idiota e se Colombo non avesse vigliaccamente attribuito a sé la scoperta.

Rimane da capire il motivo per cui a Cristoforo Colombo fu dedicato solo uno staterello dell’America meridionale, mentre la nuova terra venne battezzata con il nome di un veliero italiano, la nave Amerigo Vespucci.

I motivi della scelta non sono del tutto certi. Alcuni storici ritengono che il Re Ferdinando di Castiglia, invaghito di una certa principessa Vespa, volesse battezzare le Indie Occidentali testé scoperte con il nome Vespuccia, ma che la Regina Isabella abbia deciso motu proprio che America sarebbe stato meglio: non tanto per l’amante del Re, che le Regine non fanno caso a queste cose, ma per motivi commerciali dato che i soldi per l’impresa li aveva messi lei: chi avrebbe mai comprato un cappellino con scritto ‘Let’s make Vespuccia great again’? O cantato ‘Vespuccia the Beautiful’ ? Anche ‘Ferrari SuperVespuccia’ sarebbe stato un nome ridicolo. E ‘America’ fu.

Di Rodrigo non si ricorda più nessuno, tranne la NASA. La sua strana vita ebbe termine il giorno in cui, ritornato completamente pazzo dalla traversata, si travestì da arbitro e durante una partita di calcio ‘scapoli contro sposati’ cercò, come il Conte Ugolino, di azzannare il pallone, rimanendo ucciso dallo scoppio.

Tratto da ‘L’Inferno di Topolino’

 

 

Autore dell'articolo: Maurizio Ferrari

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